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Pierugo Orlando e il suo folle mondo

Autore Pierugo Orlando
Titolo Alice
Edizioni Il Pavone
(Parole Indipendenti)
Genere Horror, Dark, Fantasy
Pagine 148
Pubblicazione in eBook
Codice ISBN 9788896425206

[Intervista avvenuta sul blog Scrivo Perché, ora inglobato con Roba da scrittori]

Ciao Pierugo e benvenuto a Scrivo Perché!

Buona sera a te e grazie di avermi concesso questo spazio.

Il romanzo che ci presenti si intitola Alice: una ragazza che, inseguendo un’allucinazione, si ritrova catapultata in un mondo onirico, assurdo e ostile. Durante il suo viaggio incontra personaggi folli e perversi che mettono a dura prova i suoi nervi. Su tutti, quella che le creerà più problemi è la Regina Rossa.
Il mondo onirico, personaggi bizzarri, la Regina Rossa, il nome Alice… non posso essere semplici coincidenze con il romanzo di Lewis Carroll. Quanto dell’Alice di Carroll è presente nella tua Alice?

No, infatti, nessuna coincidenza: l’ispirazione nasce proprio dal famoso romanzo di Carroll. Dell’originale resta l’idea per alcuni personaggi (la Regina Rossa già menzionata, ad esempio), qualche spunto dell’incipit e l’ossatura della trama (Alice imprigionata in un mondo assurdo e sconosciuto che tenta di ritornare a casa). L’evoluzione della storia (e dei personaggi) è però del tutto slegata dal romanzo di Carroll, che resta solo una tenue ombra sullo sviluppo della trama.

Lo so che è una domanda un po’ provocatoria ma: quale Alice è migliore?

Mi poni in una posizione spinosa: qualsiasi risposta sarà sbagliata! Ma dovendo scegliere ti direi la mia 😛
Nonostante la palese ispirazione mi sento di poter affermare che le due “Alici” sono sostanzialmente diverse. Forse la mia non sarà la migliore (breve attacco di modestia 😀 ), ma di sicuro è la più cattiva!

Come è noto è impossibile scrivere qualcosa senza lasciare qualche traccia di sé. Nel caso del tuo romanzo ciò che c’è di autobiografico è evidente o ben nascosto?

Penso che le tracce siano poche e ben nascoste. Ho voluto caricare la trama di situazioni assurde dando libero sfogo alla fantasia, non ho lasciato troppe impronte digitali.

Nella mail che mi hai inviato mi hai scritto che consideri la scrittura una valvola di sfogo per il tarlo che ti si è annidato in testa e che prima o poi ti farà impazzire del tutto. Sei a buon punto o ti manca ancora un po’ per impazzire del tutto?

Sono decisamente a buon punto 🙂
Pensa che quando è uscito il mio primo libro (Frammenti, una raccolta di racconti brevi), qualcuno mi ha chiesto (ironicamente, ma non troppo) se facessi uso di droghe… ed io li consideravo racconti “tranquilli”!
“Alice” è un altro bel passo avanti per il mio tarlo.
E credo che ci sia ancora un po’ di spazio per la follia

Hai nominato Frammenti, scritto prima di Alice. Che differenza hai provato nello scrivere i due testi?

Scrivo esclusivamente quando sono realmente ispirato ed ogni volta è un’esperienza a suo modo singolare. I racconti di “Frammenti” sono stati scritti in diversi anni, mentre il grosso di “Alice”, che pur ha avuto una gestazione a singhiozzo, è fluito fuori in pochissimo tempo. Non ho davvero modo di paragonare le due esperienze.

Tra i libri letti ultimamente, quale ti è piaciuto di più?

La svastica sul sole di Dick e Lo strano caso dello scarafaggio che diventò uomo di Knox.

Qual è invece il romanzo, o l’autore, che meno ti è piaciuto? Definiamolo anche il peggiore tu abbia mai letto.

La delusione più recente è stata Glenn Cooper (“La biblioteca dei morti”). Anni addietro ho letto un romanzetto di Paolo Repetti che non mi ha comunicato assolutamente nulla. “Senza veli” di Palahniuk (autore che normalmente apprezzo) mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Ma non saprei indicare l’autore peggiore tra quelli che ho letto. Forse l’ho semplicemente dimenticato (e credo sia meglio così!).

Come vedi la situazione dell’editoria attuale?

Drammatica. Le persone leggono sempre di meno e spesso i best seller sono “cose” che dovrebbero essere utilizzate solo per sistemare tavoli traballanti. Gli editori, vuoi per necessità, vuoi per cupidigia, pensano esclusivamente al soldo e lo spazio per i giovani autori è effettivamente scarso. Inoltre penso che in Italia ci penalizzi la lingua: un autore che scrive in lingua inglese può fruire di un bacino d’utenza infinitamente maggiore.

Cosa diresti a un aspirante scrittore che, dopo qualche delusione, o magari a causa della situazione che hai appena descritto, prende in considerazione l’idea di arrendersi?

E se ti dicessi che sono alla ricerca di una buona risposta anche io?!

Ti risponderei che ti capisco benissimo!
Siamo arrivati in conclusione. Grazie per questa interessante conversazione, sono davvero contento di averti avuto qui!

Grazie a te! Anche io sono contento di aver partecipato 🙂

Ti lascio con la domanda principale: Perché scrivi?

Scrivo Perché mi fa sentire meglio. È la principale valvola di sfogo e mi aiuta a tenere a bada il malefico tarlo 🙂

[intervista a cura di Antonio Schiena]

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