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Recensione: Thomas Jay – Alessandra Libutti

Titolo Thomas Jay
Autore Alessandra Libutti
Editore Fazi
Collana Le strade
Pagine 304
Prezzo € 14,50 (cartaceo), € 2,00 (eBook)

Scheda del romanzo (clicca qui)

Recensione

Thomas Jay è il primo romanzo di un’autrice esordiente ed è pubblicato da un grande editore come Fazi, e questo è più che sufficiente per attirare la mia attenzione, soprattutto perché i libri degli esordienti sono i più facili da smontare, quindi portano con sé la voglia di leggerli attentamente proprio per scoprirne i punti deboli. Mi rendo conto che è una visione piuttosto cinica della lettura, ma alle volte si rivela davvero stimolante (spesso è addirittura l’unico stimolo per terminare romanzi di dubbia qualità, ma tralasciamo). Da questo punto di vista Thomas Jay mi ha deluso, perché di punti deboli ne ha ben pochi. Ma andiamo con ordine.

Preceduto da una sapiente strategia pubblicitaria che voleva far credere che la figura di questo scrittore maledetto fosse reale, la lettura del romanzo sorprende.
Letta la trama mi aspettavo le memorie scritte in cella di uno scrittore, ma ce ne sono talmente tante reali che mi chiedevo perché scrivere un romanzo simile. Temevo si trattasse della biografia di un personaggio dannato come tanto vanno di moda in questo periodo, ma anche in questo caso sono stato smentito.
Non mi soffermo sulla qualità della scrittura, che ho trovato davvero ottima e essenziale (pochi aggettivi e mai superflui, pochi periodi messi lì solo per allungare il brodo, nessuna ripetizione fastidiosa), ma sulla trama voglio davvero dire qualcosa.
L’ho trovata esageratamente vera, sincera.
L’idea di andare in libreria e non poter trovare nessuno dei capolavori di Thomas Jay per conoscere ancora meglio la sua figura, mi spiazza. Non è possibile accettare che Thomas Jay sia davero solo frutto della fantasia di una scrittrice.
I temi affrontati sono tanti e a sorprendere è come la trattazione di questi, che spesso sono banali (l’infanzia difficile, le fughe,  l’amore), non cada mai nel retorico o nell’ovvio. Il tema fondamentale però credo sia la libertà, in tutte le sue forme: la libertà da ricercare, la libertà interiore, la libertà  apparente, la libertà fisica, la libertà da cui difendersi.

Il romanzo si rivela profondo e non troppo semplice, di quelli che è meglio leggere senza fretta, per godere della sua compagnia più a lungo possibile. Io per esempio credo di averlo finito in troppo poco tempo (in realtà ci ho messo quasi una settimana, che per un libro di 300 pagine può sembrare più che sufficiente!) e temo di essermi perso qualcosa. Perché in effetti la dote principale del romanzo è la ricchezza, l’impressione che ogni pagina contenga qualcosa che meriti di essere davvero percepita.

Non è un romanzo impacchettato nella tipica forma dei best-seller contemporanei, infatti personalmente non credo che lo diventerà, perché la dedizione che richiede potrebbe non essere apprezzata o comunque non capita al volo, ma non mi stupirei se fosse uno di quei romanzi che rimangono in libreria per anni e anni, fino a diventare long-seller.
In effetti se non si sapesse niente del romanzo, non si farebbe fatica a confonderlo per un classico della letteratura italiana.

Conclusione: più che consigliato, ma da leggere quando si ha davvero voglia di farlo.

Antonio
Roba da scrittori 

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Un commento su “Recensione: Thomas Jay – Alessandra Libutti

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